Come rovinarsi una serata.

Non c’era speranza. La serata prometteva male ed è finita inevitabilmente peggio. La mia dolce (dolce?!) metà mi ha talmente fracassato i maroni che alla fine ho deciso di mollare: va bene, tesoro, andiamo a vedere il film (film?!) “Scusa ma ti chiamo amore”.  Mai cedere, questa ne è l’ennesima prova. Bene. Anzi, male. Si va al cinema, lei tutta contenta al mio fianco. Io  decisamente meno contento. Federico Moccia è per me una delle massime espressioni di quanto faccia schifo il panorama culturale contemporaneo in Italia. Il successo di questo personaggio ne è la prova. Non pago di scrivere libri assurdi, adesso si è anche messo a fare il regista. Se i suoi libri fanno schifo, il suo esordio cinematografico è anche peggio. Difficile pensare a un film più insulso, privo di spessore, noioso e recitato in modo patetico di questa assurda e inconsistente pellicola. Raul Bova e Michela Quattrociocche sono insostenibili. Nell’ombra del cinema dovevo lottare con tutte le mie forze per non cedere all’impulso e precipitarmi al bar, a scolarmi litri di birra per dimenticare. Naturalmente la mia dolce metà era in brodo di giuggiole. E si che non è cerebrolesa e men che meno in età puberale, probabilmente si tratta di un rigurgito postadolescienziale da stress. O forse sono i primi degnali di un rapporto logoro. Non lo so. Non voglio pensarci. Fatto è che inevitabilmente siamo finiti per parlare del film. Inevitabilmente ho detto quello che penso. Inevitabilmente sono stato accusato di essere un insensibile, senza poesia, ormai incapace di ricordare gli anni verdi (neanche fossi un ottuagenario), etc. etc. etc. Inevitabilmente la serata è finita malissimo.

Se qualcuno mi chiede cosa penso di questo film gli sputo in un occhio.

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