Archivio per Febbraio 2008

Come rovinarsi una serata.

Non c’era speranza. La serata prometteva male ed è finita inevitabilmente peggio. La mia dolce (dolce?!) metà mi ha talmente fracassato i maroni che alla fine ho deciso di mollare: va bene, tesoro, andiamo a vedere il film (film?!) “Scusa ma ti chiamo amore”.  Mai cedere, questa ne è l’ennesima prova. Bene. Anzi, male. Si va al cinema, lei tutta contenta al mio fianco. Io  decisamente meno contento. Federico Moccia è per me una delle massime espressioni di quanto faccia schifo il panorama culturale contemporaneo in Italia. Il successo di questo personaggio ne è la prova. Non pago di scrivere libri assurdi, adesso si è anche messo a fare il regista. Se i suoi libri fanno schifo, il suo esordio cinematografico è anche peggio. Difficile pensare a un film più insulso, privo di spessore, noioso e recitato in modo patetico di questa assurda e inconsistente pellicola. Raul Bova e Michela Quattrociocche sono insostenibili. Nell’ombra del cinema dovevo lottare con tutte le mie forze per non cedere all’impulso e precipitarmi al bar, a scolarmi litri di birra per dimenticare. Naturalmente la mia dolce metà era in brodo di giuggiole. E si che non è cerebrolesa e men che meno in età puberale, probabilmente si tratta di un rigurgito postadolescienziale da stress. O forse sono i primi degnali di un rapporto logoro. Non lo so. Non voglio pensarci. Fatto è che inevitabilmente siamo finiti per parlare del film. Inevitabilmente ho detto quello che penso. Inevitabilmente sono stato accusato di essere un insensibile, senza poesia, ormai incapace di ricordare gli anni verdi (neanche fossi un ottuagenario), etc. etc. etc. Inevitabilmente la serata è finita malissimo.

Se qualcuno mi chiede cosa penso di questo film gli sputo in un occhio.

Inutili discussioni letterarie.

Ieri sera altra cena con gli amici. Tema della serata: le ultime letture. Comincia una piacevole conversazione. Poi l’argomento si sposta sulla qualità degli scrittori italiani. Bene. Comincia una critica furibonda contro Federico Moccia. Tutti unanimi nello stroncare questo pseudoscrittore, del quale comunque per fortuna molti bloggers cominciano a denunciare la scarsissima qualità dei suoi libri. Poi si passa a Fabio Volo. Apriti cielo. Per quel che mi riguarda non lo considero pattume, anche se non mi entusiasma per niente. Comincia comunque una furibonda discussione. Chi lo considera un genio, chi un cialtrone parolaio senz’anima. Un’ora di dicussione accanita per concludere il nulla. Le due fazioni si sono scontrate a lungo senza cedere di un millimetro dalle proprie posizioni. La cultura dovrebbe unire, invece va a finire che si litiga per niente…

Meglio il plasma o gli lcd?

Domenica sera cena tra amici. Il vino scorre abbondante. La serata promette benissimo. A un certo punto la piacevole conversazione gira su un problemone: è meglio comprare un plasma – il cui prezzo è in caduta libera – o sono meglio gli lcd? La discussione si accende furibonda. Mi sono sentito un alieno. Ho appena buttato la mia tele nella spazzutura… ero stanco di sorbirmi il pattume mediatico… mi sa che finirò per diventare un’emarginato sociale…

Forse dovevo dare un altro nome al blog…

Forse dovevo chiamarlo: diario di un teledipendente in cura di disintossicazione… perché veramente la televisione dà dipendenza… me ne sto rendendo conto adesso: incredibile come questo oggetto senz’anima entri surrettiziamente nelle nostre piccole abitudini quotidiane… lentamente… quasi non ci si accorge di questa cosa… fino al giorno in cui non decidi di buttarlo nella spazzatura… e poi ti viene istintivo cercare il telecomando… o pensare a un telegiornale… o a una delle tante trasmissioni inutili che però magari solo in sottofondo riempivano le serate… incredibile ma vero!!!

Ironia della sorte…

Io ho appena buttato la televisione nella spazzatura… e uno dei miei amici mi ha invitato ieri a casa sua per… inaugurare il suo nuovo plasma a 50(cinquanta!!) pollici!! La vita alle volte è proprio buffa…

Butto le televisione nella spazzatura.

Oggi ho preso una decisione salomonica: butto la tevisione nella spazzatura. Quello è il suo posto. I giornali non li compro più da tempo. Da oggi per informarmi utilizzerò solo radio e internet.