Il pensiero di Pier Paolo Pasolini sulla televisione.

Posto un brano del’intervista fatta da Angela Molteni al grande regista Pier Paolo Pasolini, tratta da questo sito: 

«… una sera … stavo cenando in fretta, e i miei occhi non potevano non cadere sul “video” acceso, proprio davanti alla tavola … Ho realizzato solo dopo un po’ quello che stavo vedendo: due donne molto simili una all’altra, stavano facendo delle evoluzioni, d’una assoluta facilità, come due automi caricati a molle, che sanno fare solo quei due o tre gesti, capaci di dare una inalterabile e iterativa soddisfazione al bambino che li osserva. Due o tre mossucce idiote, incastonate in un ritmo, che voleva essere gioioso e invece era soltanto facile. A cosa alludevano quelle mossucce, quei colpetti di reni e quelle tiratine di collo? Non si capiva bene, ma certo a qualcosa di estremamente convenzionale comunque: a un’allegria collegiale e orgiastica, in cui la donna appariva come una scema, con dei pennacchi umilianti addosso, un vestituccio indecente che nascondeva e insieme metteva in risalto le rotondità del corpo, così come se le immagina, se le sogna, le vuole un vecchio commendatore sporcaccione e bigotto. Tutto ciò, che si presentava come leggero, era invece pesantemente volgare. La “disparità dei sessi” era sbandierata spudoratamente come una legge fatale e prepotente di un “sentimento comune”.

Insomma, già allora la televisione lasciava a desiderare. Su quello che accade oggi è meglio rifugiarsi in un dignitoso silenzio…

Rec.

Continua la cura di disintossicazione dalla dipendenza da tubo catodico. Un buon rimedio è il cinema. O almeno così dovrebbe essere. Sono andato a vedere il film “Rec”. Mi ha lasciato molto perplesso. L’uso della telecamera a mano a quanto pare sta dilagando a Hollywood. Il capostipite è stato “The blair witch project”. Poi una pausa durata dieci anni circa. Poi è uscito il recente “Cloverfield”, quindi l’ultimo (per ora) della serie: “Rec”, di Jaume Balaguerò e Paco Plaza. Che dire. La storia è semplice, fin anche troppo. Una giornalista e il suo cameramen si precipitano – in cerca di scoop – sul luogo dove una anziana signora è rimasta bloccata, al seguito dei pompieri. Ben presto si scoprirà che la casa è infestata dai soliti zombies…

Se “The blair witch project” è stato una genialata, se “Cloverfield” aveva degli aspetti interessanti (un onesto tentativo di fare qualcosa di innovativo, anche se i risultati sono molto opinabili), “Rec” mi sembra un film veramente modesto. Il dubbio è che l’uso della tecnica di ripresa con la telecamera a mano sia il pretesto per dimenticarsi di avere un buon soggetto, una buona regia e degli attori decenti. Vedremo i prossimi film…

Come rovinarsi una serata.

Non c’era speranza. La serata prometteva male ed è finita inevitabilmente peggio. La mia dolce (dolce?!) metà mi ha talmente fracassato i maroni che alla fine ho deciso di mollare: va bene, tesoro, andiamo a vedere il film (film?!) “Scusa ma ti chiamo amore”.  Mai cedere, questa ne è l’ennesima prova. Bene. Anzi, male. Si va al cinema, lei tutta contenta al mio fianco. Io  decisamente meno contento. Federico Moccia è per me una delle massime espressioni di quanto faccia schifo il panorama culturale contemporaneo in Italia. Il successo di questo personaggio ne è la prova. Non pago di scrivere libri assurdi, adesso si è anche messo a fare il regista. Se i suoi libri fanno schifo, il suo esordio cinematografico è anche peggio. Difficile pensare a un film più insulso, privo di spessore, noioso e recitato in modo patetico di questa assurda e inconsistente pellicola. Raul Bova e Michela Quattrociocche sono insostenibili. Nell’ombra del cinema dovevo lottare con tutte le mie forze per non cedere all’impulso e precipitarmi al bar, a scolarmi litri di birra per dimenticare. Naturalmente la mia dolce metà era in brodo di giuggiole. E si che non è cerebrolesa e men che meno in età puberale, probabilmente si tratta di un rigurgito postadolescienziale da stress. O forse sono i primi degnali di un rapporto logoro. Non lo so. Non voglio pensarci. Fatto è che inevitabilmente siamo finiti per parlare del film. Inevitabilmente ho detto quello che penso. Inevitabilmente sono stato accusato di essere un insensibile, senza poesia, ormai incapace di ricordare gli anni verdi (neanche fossi un ottuagenario), etc. etc. etc. Inevitabilmente la serata è finita malissimo.

Se qualcuno mi chiede cosa penso di questo film gli sputo in un occhio.

Inutili discussioni letterarie.

Ieri sera altra cena con gli amici. Tema della serata: le ultime letture. Comincia una piacevole conversazione. Poi l’argomento si sposta sulla qualità degli scrittori italiani. Bene. Comincia una critica furibonda contro Federico Moccia. Tutti unanimi nello stroncare questo pseudoscrittore, del quale comunque per fortuna molti bloggers cominciano a denunciare la scarsissima qualità dei suoi libri. Poi si passa a Fabio Volo. Apriti cielo. Per quel che mi riguarda non lo considero pattume, anche se non mi entusiasma per niente. Comincia comunque una furibonda discussione. Chi lo considera un genio, chi un cialtrone parolaio senz’anima. Un’ora di dicussione accanita per concludere il nulla. Le due fazioni si sono scontrate a lungo senza cedere di un millimetro dalle proprie posizioni. La cultura dovrebbe unire, invece va a finire che si litiga per niente…

Meglio il plasma o gli lcd?

Domenica sera cena tra amici. Il vino scorre abbondante. La serata promette benissimo. A un certo punto la piacevole conversazione gira su un problemone: è meglio comprare un plasma – il cui prezzo è in caduta libera – o sono meglio gli lcd? La discussione si accende furibonda. Mi sono sentito un alieno. Ho appena buttato la mia tele nella spazzutura… ero stanco di sorbirmi il pattume mediatico… mi sa che finirò per diventare un’emarginato sociale…

Forse dovevo dare un altro nome al blog…

Forse dovevo chiamarlo: diario di un teledipendente in cura di disintossicazione… perché veramente la televisione dà dipendenza… me ne sto rendendo conto adesso: incredibile come questo oggetto senz’anima entri surrettiziamente nelle nostre piccole abitudini quotidiane… lentamente… quasi non ci si accorge di questa cosa… fino al giorno in cui non decidi di buttarlo nella spazzatura… e poi ti viene istintivo cercare il telecomando… o pensare a un telegiornale… o a una delle tante trasmissioni inutili che però magari solo in sottofondo riempivano le serate… incredibile ma vero!!!

Ironia della sorte…

Io ho appena buttato la televisione nella spazzatura… e uno dei miei amici mi ha invitato ieri a casa sua per… inaugurare il suo nuovo plasma a 50(cinquanta!!) pollici!! La vita alle volte è proprio buffa…

Butto le televisione nella spazzatura.

Oggi ho preso una decisione salomonica: butto la tevisione nella spazzatura. Quello è il suo posto. I giornali non li compro più da tempo. Da oggi per informarmi utilizzerò solo radio e internet.